Il mercato delle costruzioni nel Veneto da qualche anno si è preso
una lunga pausa di riflessione.
L’andamento positivo che aveva contrassegnato il mercato fino al
2002 e che aveva prodotto la più lunga crescita negli investimenti
degli ultimi trent’anni, è di fatto stato sostituito da un rallentamento
e da una redistribuzione dei pesi in gioco, al punto che il mercato,
per come lo abbiamo conosciuto e raccontato negli ultimi anni, non
lo riconosciamo più. Sembra essere finita infatti quella stagione
dei record che aveva permesso di raccontare, anche con giusto entusiasmo,
la vivacità di un settore che, seppur maturo, è stato in grado di
essere motore dell’economia veneta in un momento difficile per altri
settori produttivi.
Ma il Veneto in questi ultimi cinque anni è cambiato strutturalmente.
Il tessuto di piccole imprese si è in parte modificato, spinto dalla
globalizzazione e dalla competizione internazionale, e oggi stiamo
assistendo ad una crescita molto rilevante della media industria.
Il nord est dei piccoli numeri ridiventa, anche a livello nazionale,
il nord est dei grandi numeri. E in questa nuova stagione, ancora
tutta da esplorare e comprendere, il mercato delle costruzioni,
come sempre, come ogni volta, “tira il fiato” e arranca un po’,
dominato come sempre dall’effetto “elastico”: quando l’economia
“parte” l’edilizia inizia un po’ in sordina il suo cammino, che
la vede lanciarsi proprio quando l’economia generale rallenta e
quando quest’ultima inizia a ripartire si crea quell’elastico che
rallenta di nuovo le costruzioni.
L’andamento è dunque ciclico e, a ben guardare la lettura di lungo
periodo 1981-2008, con cadenze ormai decennali. Ma rispetto ai precedenti
periodi, rispetto ad esempio all’inizio degli anni ottanta o ai
primi anni novanta, cosa c’è di diverso? In primo luogo sono cambiate
molte condizioni di base, strutturali, con le quali le imprese e
il mercato dovevano un tempo fare i conti: alta inflazione, instabilità
del sistema economico, debolezza della moneta, alti tassi di interesse
e, in particolare dopo la svalutazione della lira del 1992, costi
elevati delle materie prime.
Oggi molte di queste condizioni sono cambiate strutturalmente,
ma soprattutto sono intervenuti altri fattori, dopo il 2002, a modificare
il sistema, a partire dalle regole di accesso al mercato. In Veneto
il settore delle costruzioni dopo tangentopoli e dopo la crisi del
mercato della residenza dei primi anni ’90, quando i mutui avevano
tassi di interesse elevatissimi rispetto a quelli attuali, ha saputo
riorganizzarsi e guardare a nuovi segmenti. Il recupero, in primo
luogo, e la nuova produzione non residenziale, in secondo luogo.
Certo, le normative hanno innescato questo sviluppo, ma bisogna
dire che il Veneto ha saputo cogliere immediatamente le opportunità
del 41% prima e del 36% poi, come ha saputo cogliere, anche eccessivamente,
le convenienze delle leggi Tremonti, Visco, Bersani, come anche
(laddove presenti) le opportunità della programmazione europea 2000-2006.
Le crescite del mercato innescate da questi provvedimenti straordinari,
in parte temporanei, sono rientrate tuttavia al saturarsi della
domanda e negli ultimi anni solo l’effetto combinato dell’euro e
della debolezza del mercato borsistico ha riorientato sulla nuova
costruzione residenziale gran parte degli investimenti delle famiglie
e delle imprese.
La pausa di riflessione che il mercato da cinque anni si è preso,
e che oggi inizia ad avere conseguenze sul sistema imprenditoriale
e occupazionale, ha tuttavia un punto di volta strategico rilevante:
a valori deflazionati oggi il mercato vale il doppio dell’inizio
degli anni ottanta. Dunque, se da un lato il mercato rallenta, da
un altro lato comunque mantiene una capacità di investimento doppia
rispetto ad un quarto di secolo fa. E ciò comporta un effetto molto
particolare a livello di offerta: il sistema delle imprese continua
a crescere, nonostante la contrazione degli investimenti, e a strutturarsi,
creando nuova occupazione fino al 2006 e solo nel 2007 iniziando
a far vedere i primi, veri, segnali di flessione.
Dove andrà il mercato domani? Ovviamente le previsioni, in una
congiuntura come quella attuale sono sempre più difficili, certamente
non si torna indietro. Il livello produttivo potrà subire altre
minime flessioni, e certamente alcuni segmenti che oggi riiniziano
a mettersi in moto sapranno compensare la flessione fisiologica
della nuova costruzione residenziale, dominatrice del mercato negli
ultimi anni. Ma certamente il mercato promuoverà sempre più il sistema
imprenditoriale che sarà in grado di specializzarsi per rispondere
con efficienza ed efficacia alla nuova domanda di qualità, legata
al risparmio energetico, alla certificazione degli edifici e alla
sicurezza.
C’è molto da fare in questo campo, e una pausa di riflessione forse
non potrà che portare bene.
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