Da molti anni in queste pagine viene proposta una lettura degli
strumenti di produzione urbanistica che a livello territoriale rappresentano
il punto di partenza di tutto il processo di valorizzazione immobiliare
e di produzione edilizia e infrastrutturale. I piani regolatori
e le varianti urbanistiche hanno sempre rappresentano un modo per
leggere le trasformazioni territoriali, per concretizzarne il senso
dal punto di vista non solo territoriale, ambientale e sociale,
ma anche economico.
I piani regolatori erano strumenti di attuazione di scelte e politiche
di intervento, ma con l’avvento della nuova legge urbanistica regionale
sono stati introdotti i piani di assetto del territorio e i piani
degli interventi. E in questi primi anni di attuazione della legge
siamo per lo più ad un livello ancora di redazione dei cosiddetti
PAT, che altro non sono che dei piani strategici di sviluppo del
territorio. In questo quadro diventa dunque più difficile di un
tempo produrre analisi prospettiche della capacità del territorio
veneto di attivare investimenti per realizzare quanto i piani prevedono.
A tale scopo, dopo attenta riflessione, si è pensato di proporre
un sistema innovativo di lettura della capacità del territorio,
dei comuni, di avviare interventi e azioni di sviluppo e trasformazione
urbanistica e territoriale, al fine di valutarne la portata economica
e le potenzialità per le imprese. Il punto di partenza è la quantificazione
della spesa pubblica di competenza degli enti locali comunali, ma
in visione prospettica, ovvero non andando a verificare quanti bandi
le amministrazioni comunali hanno promosso e quanti appalti realizzati,
ma andando a monitorare i dati che emergono dai programmi triennali
delle opere pubbliche che solitamente sono allegati al bilancio
comunale.
E’ questo un nuovo modo di leggere il territorio, perché fa affidamento
sul documento programmatico di realizzazione delle opere pubbliche
di un comune, e dunque sulla capacità che quel comune ha, per un
triennio, descritto nei documenti programmatori. Il piano triennale
delle opere pubbliche dunque è uno strumento che, se letto in forma
integrata, può essere molto innovativo dal punto di vista dell’interpretazione
della spesa pubblica a livello locale, e dunque un buon interprete
delle politiche avviate nelle amministrazioni. Ma non solo. I dati
che si possono raccogliere con questo strumento propongono esattamente
singole e specifiche azioni di intervento, indicando anche le fonti
di finanziamento.
Proporre dunque un tale sistema alle imprese è anche un elemento
di grande novità, perché permette a tutte le imprese di poter essere
aggiornate e informate sull’attività che le amministrazioni comunali
metteranno in cantiere negli anni osservati. In questo senso si
è utilizzato lo strumento dell’analisi dei piani triennali delle
opere pubbliche depositati presso la Regione del Veneto e che riguardano
il periodo 2007-2009 (non sono disponibili ancora i dati del triennio
successivo, ancora in fase di approvazione definitiva) a cui obbligatoriamente
dovrebbero essere spediti.
L’analisi ha dimostrato che nella realtà vi sono molti comuni inadempienti.
Su 581 comuni del Veneto solo 239 sono presenti negli elenchi della
Regione, una percentuale pari al 41%. Le provincie più rappresentate
sono Venezia (84%), Treviso e Vicenza (46% cadauna), le meno rappresentate
sono Rovigo (16%,) e Belluno (24%). I capoluoghi presenti sono quelli
di Treviso, Vicenza e Venezia (quest’ultimo solo per una tabella
statistica). Per ogni Comune sono disponibili i dati suddivisi per
singole opere, secondo una classificazione standard, per importo
e per anno di distribuzione.
Mentre quelli del primo anno sono quelli che effettivamente saranno
spesi, per quelli degli anni successivi gli stessi devono essere
confermati nel bilancio annuale del comune. L’analisi così compiuta
dà pertanto uno spaccato della spesa per investimenti in opere pubbliche
attivati ed attivabili nel triennio da 239 comuni del Veneto.
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